Padre Spirituale 

Belli Dentro

C’è un’idea forte che guida quest’anno

 

C’è un’idea forte che guida quest’anno l’itinerario spirituale degli studenti ed è la convinzione che l’unica forma di bellezza è quella interiore. Si tratta di un’idea forte che vorrebbe entrare in dialogo con un pensiero debole, quello secondo cui un ragazzo, una ragazza valgono se in qualche modo hanno la capacità di ergersi sugli altri, di imporsi, magari per un aspetto fisico attraente o per un carattere particolarmente determinato o per risultati scolastici eccellenti o per possibilità economiche elevate… Nulla di sconveniente in tutto questo, ma il rischio è quello di non riconoscere, di non dare ascolto e valore a ciò che di fatto è realmente superiore: la finezza dell’animo, la capacità di affetto, la sensibilità spirituale… In questo senso, l’azione educativa è vincente solo se investe in maniera decisa e convinta sull’anima dei ragazzi e degli adolescenti, lì dove ha sede la vera bellezza di ogni persona; potrà sembrare, forse, un luogo inaccessibile, un limite invalicabile, ma in realtà è una ‘proprietà privata’ il cui cancello si apre sempre: ci si entra cercando con misura il dialogo personale, condividendo con delicatezza la sofferenza, accostando con amore la fragilità, valorizzando l’umanità e l’interiorità, stimando l’agire ordinato e le scelte buone. La significatività della nostra Fondazione, allora, è tutta qui: sentirsi coinvolta in una vera ‘cura animarum’, dove ogni ragazzo, che qui si iscrive per la qualità degli insegnamenti e dei progetti,  scopre con stupore di essere guardato anche nel cuore, perché quella è la bellezza che più ci interessa. Come padre spirituale devo dire che in questi ultimi anni ho visto crescere la disponibilità, in particolare degli adolescenti, a lasciarsi coinvolgere nelle diverse proposte dell’itinerario spirituale: questo mi dà grande entusiasmo e sostiene una passione che non sento mai venir meno; ma, soprattutto, è la conferma che l’attenzione alla dimensione interiore risponde in fondo ad un bisogno reale dei nostri ragazzi, taciuto per pudore con gli altri, ma gridato a gran voce nell’intimo. Di ritorno dal Cammino di Santiago della scorsa estate, uno dei 25 liceali partecipanti affermava: “I pellegrini medievali facevano il Cammino per salvare l’anima, io l’ho fatto per ritrovarla”. Da qui la responsabilità, per me e per tutti coloro che nella Chiesa hanno un compito educativo, ad assumere la questione spirituale come necessaria e centrale, perché la bellezza dei nostri giovani possa salvare il mondo.      

C’è un’idea forte che guida quest’anno l’itinerario spirituale degli studenti ed è la convinzione che l’unica forma di bellezza è quella interiore. Si tratta di un’idea forte che vorrebbe entrare in dialogo con un pensiero debole, quello secondo cui un ragazzo, una ragazza valgono se in qualche modo hanno la capacità di ergersi sugli altri, di imporsi, magari per un aspetto fisico attraente o per un carattere particolarmente determinato o per risultati scolastici eccellenti o per possibilità economiche elevate… Nulla di sconveniente in tutto questo, ma il rischio è quello di non riconoscere, di non dare ascolto e valore a ciò che di fatto è realmente superiore: la finezza dell’animo, la capacità di affetto, la sensibilità spirituale… In questo senso, l’azione educativa è vincente solo se investe in maniera decisa e convinta sull’anima dei ragazzi e degli adolescenti, lì dove ha sede la vera bellezza di ogni persona; potrà sembrare, forse, un luogo inaccessibile, un limite invalicabile, ma in realtà è una ‘proprietà privata’ il cui cancello si apre sempre: ci si entra cercando con misura il dialogo personale, condividendo con delicatezza la sofferenza, accostando con amore la fragilità, valorizzando l’umanità e l’interiorità, stimando l’agire ordinato e le scelte buone. La significatività della nostra Fondazione, allora, è tutta qui: sentirsi coinvolta in una vera ‘cura animarum’, dove ogni ragazzo, che qui si iscrive per la qualità degli insegnamenti e dei progetti,  scopre con stupore di essere guardato anche nel cuore, perché quella è la bellezza che più ci interessa. Come padre spirituale devo dire che in questi ultimi anni ho visto crescere la disponibilità, in particolare degli adolescenti, a lasciarsi coinvolgere nelle diverse proposte dell’itinerario spirituale: questo mi dà grande entusiasmo e sostiene una passione che non sento mai venir meno; ma, soprattutto, è la conferma che l’attenzione alla dimensione interiore risponde in fondo ad un bisogno reale dei nostri ragazzi, taciuto per pudore con gli altri, ma gridato a gran voce nell’intimo. Di ritorno dal Cammino di Santiago della scorsa estate, uno dei 25 liceali partecipanti affermava: “I pellegrini medievali facevano il Cammino per salvare l’anima, io l’ho fatto per ritrovarla”. Da qui la responsabilità, per me e per tutti coloro che nella Chiesa hanno un compito educativo, ad assumere la questione spirituale come necessaria e centrale, perché la bellezza dei nostri giovani possa salvare il mondo.      

 



Pubblicato mercoledì 25 gennaio 2012

News Spiritualità
 1 - 5  > di 25